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martedì 14 aprile 2009

Naufragio

"Come è bello guardare un naufragio, non perché sia piacevole gioire della disgrazia altrui, ma per vedere di che male noi siamo privi" (Lucrezio, de rerum natura).


La visione della fine di un viaggio è tragica. Sia che si concluda bene sia che si concluda in disgrazia, lo spettacolo della fine del viaggio è in qualche modo sempre attraente, specie se si tratta di una conclusione del secondo tipo.
E' maestoso lo spettacolo e proprio per questo i nostri occhi sono attratti a vederlo.
Alcuni ritengono che faccia parte dei metodi di apprendimento umani, ma c'é di più; anche se in realtà non ci fosse dietro altro, questo fatto da solo esprime un senso della nostra umanità, umanità che ci spinge a fare un viaggio in quella parte di noi stessi che non brilla alla luce del sole, bensì diventa più profonda.

Poe definirebbe questa tensione "demone della perversione".

E' possibile fare questo viaggio senza perdersi in se stessi? Indubbiamente è un viaggio rischioso, ma, a mio parere, molto affascinante!