lunedì 23 marzo 2009

...una metafora!?







In Persia si pensa che “…l’uomo non possa maturare che nel viaggio.”

Foto tratta da: florianaporta.iobloggo.com

Viaggiare è una metafora densa.
È una delle cose più semplici, ma anche tra le più ricche di complessità.
Viaggiare è avvicinarsi a qualcosa di diverso, ma anche allontanarsi da qualcosa di noto.
È ciò che ci dà una marea di esperienze e sensazioni, ci mette a confronto con noi stessi, con la nostra identità, che è non soltanto culturale, di appartenenza, ma è anche identità dell'io, della particolare e irripetibile singolarità.
Ma al contrario di quello che si possa pensare, l'io che riemerge al termine del viaggio, che riapproda al punto di partenza, in quanto la vera conclusione dell'esperienza del viaggiare è tornare a casa, quell'io… non è più lo stesso.
Ci arricchisce e ci rende delle persone diverse, ci permette di andare oltre i clichè, gli stereotipi che la società ci impone e di goderci a pieno quello che realmente la vita ci offre…
Le novità, le ricchezze di questo mondo che solo pochi, ancora oggi, sono in grado di cogliere totalmente!

3 commenti:

  1. ...questo io che tornando a casa non è più lo stesso... un io arricchito da singolari esperienze, di contenuti astratti e densi di significato...un io che si confronta con le innumerevoli esperienze che si possono fare durante i "viaggi" e che resta lì, pronto e ansioso di ripetere quella stupenda virata verso un qualsiasi mondo possibile...

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  2. Mah... in altre parole la vita è viaggio no?
    Il viaggio in sé come fa a "desviare" dalla routine?
    Se la vita è il viaggio allora comprende anche queste cose no?
    Il problema è che spesso e volentieri la società stessa impone un divertimento (de-vertere, sviare da un percorso, in genere da un tono di serietà), basti pensare alla quantità industriale di comici che ci rifilano appena azionato il tubo catodico (o i cristalli liquidi! :P).

    Se la vita è viaggio, allora è imperativo fare seriamente quel viaggio! Con tutte le sue cadute e ginocchia sbucciate, con le sue discese e salite, con i pianti e gioie, con i suoi odii e amori...

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  3. Ecco il viaggio di chi "s'allontana da qualcosa di noto":

    Furio, Aurelio, miei fedeli amici:
    quando andrò in fondo all'India più remota
    dove le onde dell'aurora battono
    sorde le rive

    tra gl'Ircani e i voluttuosi arabi,
    i Sagi, i Parti armati di saette,
    al Nilo dalle sette fauci, dove
    colora il mare;

    o quando varcherò le erte Alpi
    dietro i ricordi di Cesare il grande,
    al Reno della Gallia, tra i selvaggi
    Britanni più lontani,

    pronti, voi e io, a provocare
    ogni destino che gli dei vorranno:
    farete alla mia donna questo spiccio
    brutto discorso:

    Io la saluto coi suoi mille amanti
    che abbraccia tutti insieme, ma nessuno
    ama davvero, e a tutti, uno per volta,
    rompe la schiena

    e non si volti indietro più al mio amore
    caduto per sua colpa come al margine
    del prato cade un fiore che l'aratro
    tocca e va oltre.


    Catullo, "Canti", 11

    Ciao da Quesito ;-)

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